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Pesca

Pesca Capo vaticano tropeaLa pesca è una delle attività che viene a lungo praticata nel comune di Ricadi, soprattutto, dalla popolazione costiera, accanto all’agricoltura e al commercio. Prova ne è che ancora oggi esiste il piccolo borgo dei pescatori, ovvero il villaggio di Santa Maria. Gli attrezzi da pesca che, nel passato, venivano adoperati erano le reti, ma anche la lenza, l’amo e la fiocina. Questi attrezzi hanno subito nel corso degli anni utili e pratici perfezionamenti, i quali, e hanno accresciuto l’efficacia, ma, tuttavia, i principi cui essi si informavano in origine e che ne avevano suggerito l’impiego, sono rimasti immutati.La pesca che viene praticata è quella col bolentino e con la traina. I pregiatissimi surici, che sono pesciolini lunghi circa 25 cm, dal colori allegri e vivaci e dalle carni molto saporite e ricercate per la frittura, vivono in società dei fondali sabbiosi, ad una profondità variabile che può arrivare fino a trenta metri, e si pescano con ¾ ami piccolissimi e un piombo di circa 80 gr. L’esca che gradiscono maggiormente è l’alice fresca e il gambero, opportunamente sgusciato e tagliato a cubetti, e, in mancanza, la tremolina e le chioccioline bianche che si possono trovare lungo la spiaggia di Capo Vaticano . I surici del mare di Capo Vaticano , più propriamente denominati “pesci pettine” per la forma della lisca che rassomiglia a un pettine, si trovano in prevalenza nei pressi dello scoglio del Vadaro o nei fondali del Mantineo, sotto il picco del palombaro e sull’orlo della fossa di Grotticelle. È possibile pescare parecchi esemplari individuando il branco. Il periodo ottimale per la pesca dei surici è quello estivo-autunnale. Si pescano soltanto nelle ore del giorno. Non è possibile pescarne di notte, perché i surici si sotterrano sotto la sabbia per dormire. Mordono le dita, non appena si sganciano dall’amo, e i morsi possono essere dolorosi, per cui si raccomanda una certa cautela. Col bolentino si pesca pure la tracina o pesce ragno che è possibile incontrare anche durante la pesca del surice. La pesca a traina consente di catturare il “trachino” che comunemente dai pescatori locali viene chiamato tracina comune o carbonara a secondo se è di dimensioni piccole o grandi. La tracina ha lo stesso habitat del surice;vive nei fondali sabbiosi ,ad una profondità che varia dai 6 ai 40 metri ad una lunghezza massima di 40 cm. E' importante saperle riconoscere perché le tracine hanno le spine del dorso e delle branchie velenose che provocano,conficcandosi nei tessuti umani,gonfiore e parestesie,dolori intensissimi che possono durare per diversi giorni e talvolta addirittura forme di paralisi. L'intervento medico immediato consiste nell'applicazione i ammoniaca sulla parte del corpo colpita dagli aculei e,se trattasi di arto,immersione dello stesso nell'acqua bollente. Comunque si consiglia di fare la prima esperienza di pesca con qualcuno del mestiere che conosce bene il mare di Capo Vaticano - Tropea .Le carni della tracina sono squisite con la frittura,sempre dopo avere tolto gli aculei. La pesca a traina viene anche praticata in autunno per tonnetti,palamiti e piccole ricciole. La pesca a traina consente di catturare anche la spigola sotto costa,a distanza di 5 mt. dalla battigia. La cernia, dentica, grongo, sarago, orata, che si trovano più frequentemente nei fondali dello scoglio del Vadaro,nella secche di Formicoli,allo scoglio della Gale,al Mantineo,alla secca del Monaco,si pescano col palamito,che è un sistema di pesca antico,con ami più legati allo stesso filo, che vengono deposti nel fondo del mare e poi tirati.Altro sistema è quello della pesca subacquea ,che consente anche di catturare la spigola,usando di notte una torcia.La spigola si può anche pescare dalla riva con una canna,munita di esca finta che viene lanciata in acqua e poi ritirata.Il polipo si pesca con la fiocina e se piccolo anche con le mani; la sua facoltà è quella di mutare colore(mimetismo) per cui necessita una certa pratica per catturarlo. I posti preferiti dal polipo sono i fondali rocciosi senza limiti di profondità.Seppie e calamari si pescano più frequentemente,da novembre a marzo, con la totanara, che è un sistema di pesca molto agevole in quanto non riciede alcuna esca naturale. Cefali,saraghi,occhiate si pescano con la lenza,alla quale si attacca l'amo,usando come esca un impasto di pane e formaggio,mentre per le mormore si usa come esca il verme.



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