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Rotte Coste Tropea

Due sono le rotte in uscita da Tropea: verso Est, a risalire la costa in direzione Vibo Marina - dove esiste un porto attrezzato - e verso Ovest, in direzione di Capo Vaticano; il porto più vicino è quello di Gioia Tauro.

Dirigiamo verso Est, superando un grappolo di scoglietti granitici dominati dalla Pizzuta, caratteristico per la sua forma appuntita. E' già ora di cedere al richiamo del mare per un bagno: ci si può fermare per un tuffo nelle acque della Tonnara, i cui edifici sono abbandonati in mezzo ad una pineta che si spinge fino in riva al mare. Il fondo sabbioso non supera i 4-5 metri, e l'unico ostacolo è una roccia molto vicino a riva.

Superato il tratto di costa di Parghelia si giunge a Capo Cozzo, il "paradiso dei sub". Davvero incantevole la baietta delimitata dal Capo, dominata dalla villa di un fortunato mortale, abbracciata dagli alberi e protesa sul mare. Anche qui si può sostare a lungo per un bagno: il fondale è ancora misto sabbia-scoglio sui 5-6 metri di profondità. Da qui in avanti la costa si fa uniforme e frana in mare con una serie di pietre multiformi. Poco distante dalla costa si scorge uno strano scoglio dalla roccia chiarissima: è il Murenario. Numerose le camere regolari, invase dall'acqua, scavate nella roccia in tempi antichi, utilizzate per allevarvi pesci e murene o forse per rinchiudervi prigionieri. Un sospetto che si tramuta in leggenda, da queste parti, tanto che alcune guide lo indicano anche come Scoglio della Galera.

Poco più avanti del Murenario si apre una nuova ampia insenatura, è Sant'Irene, porticciolo costruito per la tonnara da posta, i cui locali sono ben visibili a terra. Al moletto possono accostare solo i gommoni, ma volendo si può scendere a terra per usufruire dei servizi di spiaggia dell'albergo-villaggio.

La rotta più battuta a partire da Tropea è però quella che porta a Capo Vaticano, celebre e bellissimo sperone di roccia che precipita in un mare dai colori straordinari.
 
Rotte coste Tropea 


La costa ad Ovest di Tropea è orlata da una lunghissima lingua di sabbia che la collega, interrotta da tratti di costa verticali sul mare, a Capo Vaticano. E' la lunga spiaggia di Riaci, dove si affacciano numerosi villaggi-vacanze, campeggi ed alberghi. Fortunatamente si tratta per lo più di un turismo "terrestre", e per questa ragione anche in pieno agosto non è difficile ritagliarsi uno spazio tutto per sé persino a Capo Vaticano.

E' proprio di fronte all'abitato di Riaci che si può effettuare la prima immersione. Ad una trentina di metri di profondità giace il relitto U' Vapuri ben visibile, stagliato sulla sabbia chiara, nell'acqua limpida. Della nave, di cui si sa poco o niente, non rimane che lo scheletro metallico alto un massimo di 50-60 cm dal fondo (per questo individuarlo con lo scandaglio non è impresa facile). L'immersione è comunque piacevole: fra le lamiere si nascondono cernie, grossi polpi e talvolta anche il pesce balestra, qui chiamato "pesce porco", insolito nel Mediterraneo.

Proseguendo in direzione di Capo Vaticano si incrocia, a circa 300 metri dalla costa, una serie di scogli affioranti (fare attenzione a mantenersi al loro esterno: fra gli scogli e la riva c'è poco fondale): sono i Formicoli, antico porto romano. In gommone è possibile fermarsi per fare il bagno e anche per una discesa con le bombole, piacevole e non troppo profonda. I Formicoli proseguono sott'acqua verso il largo dando vita ad una dorsale di scogli e scoglietti che poggiano sulla sabbia a 18 metri di profondità. E' l'habitat ideale per cernie, saraghi e, fra ottobre e novembre, corvine: ognuna delle mille tane che si creano fra i sassi sommersi ospita qualche animale, tanto che questo è uno dei "buoni indirizzi" per gli appassionati di pesca in apnea. Le pareti in ombra sono ricoperte di spugne colorate e rivestite di molte varietà di alghe. Fra le rocce si apre un tunnel, nel quale sarebbe bene non passare per non rovinare i fragili animaletti che vivono attaccati alla roccia: ma se proprio non si vuole rinunciarvi, bisogna avere almeno l'accortezza di non urtare contro le pareti e di trattenere il fiato finché si è sotto la volta, in modo tale da non emettere bolle d'aria che, intrappolate nella volta, condannerebbero a morte certa anche gli organismi più resistenti.Un'immersione piacevolissima e tranquilla, questa, adatta ai principianti ma interessante anche per gli esperti. Più verso il largo, sui 27-30 metri di profondità, la serie di scogli si chiude con la secca esterna dei Formicoli.



Oltrepassate Torre Marino e Torre Ruffa, si giunge allo scoglio del Vadaro che affonda le sue radici nella sabbia a una ventina di metri di profondità. Sott'acqua si può fare il periplo dello scoglio che, sul lato settentrionale - quello che guarda Tropea, per intenderci - cade sulla sabbia con una franata. Anche qui i numerosi anfratti fra le rocce accatastate danno rifugio a polpi, cernie e in generale al pesce bianco; mentre in acqua libera, soprattutto a settembre, si avvistano spesso le ricciole.
 

La lunga spiaggia del Tono guida fino al massiccio di Capo Vaticano, che si getta verticale in mare da un centinaio di metri d'altezza, frantumandosi in mille calette dal fondale turchese. E' questo il vero gioiello del litorale di Tropea, un paradiso che nemmeno la calca di agosto riesce a svilire: sono davvero poche le imbarcazioni che frequentano questo tratto di costa calabra, e fortunatamente la folla di turisti estivi è per lo più sprovvista di barche e gommoni. Ci si può divertire ad esplorare in gommone, una per una, le calette, alcune delle quali orlate da strette spiagge di sabbia chiara. Subito sotto il faro, vicino a riva, lo scoglio del Mantineo è un altro buon punto d'immersione, talvolta battuto dalla corrente.

Oltre Capo Vaticano si apre la spiaggia delle Grotticelle, interrotta a metà da una serie di scogli affioranti. Qui si può ancorare tranquillamente anche con le barche più grandi visto che il fondale, abbastanza profondo, permette di avvicinarsi fino ad una ventina di metri dalla spiaggia. Se si può, è bene fare una scappata a terra e farsi portare al bar del belvedere di Capo Vaticano: la vista è davvero straordinaria.

Una scogliera sottomarina sale dal fondale delle Grotticelle: è la secca del Monaco, qui chiamata Smalidittu probabilmente per la quantità di reti che la roccia ha strappato ai pescatori. Due le immersioni interessanti ma abbastanza profonde: La Rete - per l'appunto! - scoglio con il cappello a 38 metri di profondità, circondato da una serie di scogli più profondi che poggiano sulla sabbia ad una sessantina di metri. Le pareti della secca sono abbastanza "pelate": niente gorgonie ma tante ascidie rosse. In compenso qui si trova una quantità esagerata di cicale, anche di grandi dimensioni.

Un piccolo promontorio chiude la spiaggia di Grotticelle; più avanti si apre il golfo di Santa Maria, anch'esso orlato da una bella spiaggia di sabbia chiara. Qui ci si può fermare per tutta la giornata, sostando per il pranzo nella caratteristica trattoria gestita dalla moglie del "Barbone il pescatore", affacciata sulla spiaggia. Di qui in avanti il paesaggio cambia volto, ed è qui che si conclude il nostro itinerario: le montagne si avvicinano al mare e lasciano poco spazio alla riva. Più avanti, il porto di Gioia Tauro e, in lontananza, si intravedono la rocca di Scilla e l'entrata dello Stretto di Messina


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